giovedì, novembre 25, 2004
Un acino acerbo
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Tiziana Aliffi |
domenica, novembre 21, 2004
Ciò che desidero, è che tutto sia circolare e che non ci sia, per così dire, né inizio né fine nella forma, ma che essa dia, invece, l'idea di un insieme armonioso, quello della vita.
Van Gogh
martedì, novembre 09, 2004
L’insostenibile leggerezza
dell’arte!
Cosa non farei per l’arte! Quante volte avrete sentito questa frase, usata a mo’ di vessillo da tutti gli artisti, sbandierata ai quattro venti, osannata da ogni dove come la verità più pura e più autentica dell’operare artistico…
Espressione di sensibilità pure e incorruttibili, eterno credo di ogni autore legato indissolubilmente alla sua arte…
Affermazione disillusa, tuttavia, poco credibile e fallace se il costante contatto con l’arte e la conoscenza di diverse personalità mi porta a considerare, ancora una volta, la vacuità delle parole e la scarsa capacità di credere in quello che si afferma e si sostiene.
L’arte così pura e invalicabile, quella tormentosa e ribelle, fluente e sognatrice che sottintende a innumerevoli personalità che hanno costellato la nostra storia, per le quali il segno era un riflesso della loro persona, sembra oramai addormentata da anni…fors’anche da secoli…
La mia considerazione nasce dal costante contatto con opere, alcune di esse tecnicamente valide, per carità, ineccepibili dal punto di vista estetico e quindi belle da vedere, ma a volte troppo distanti dalla personalità dell’esecutore; allora mi sembra giusto chiedersi dove finisce la realtà e inizia l’effimero e quanto ci sia di falso e quanto di vero in quello che guardiamo o sentiamo.
Se l’arte rappresenta anche noi stessi e la nostra personalità, quello che siamo e quello che vorremo, perché poi esiste una esasperante disparità tra chi siamo e quello che facciamo?
Caravaggio ha avuto una vita privata tormentata, ribelle, ebbene la sua pittura è esaltante, mutevole, sanguinosa e tenebrosa come il senso della sua vita…
Pollock ebbe la possibilità di compiacere un critico d’arte trasformando una sua opera, eppure la sua mano si fermò a mezz’aria, rinunciando a violare la sua arte e il suo credo…
Van Gogh si tagliò un orecchio per sentire le sensazioni del giallo…
Cartier - Bresson rinunciò alla fotografia nel momento in cui questa divenne commercio puro…
Mozart componeva per se stesso…
Cos’è cambiato, dunque? Cosa intendiamo adesso per arte: compromesso, business, pura provocazione? Siamo davvero in grado di fare tutto per l’arte? Dove essa finisce e dove invece inizia l’interesse? Ma possiamo davvero parlare di creazione del fare artistico o è solo un alibi dietro il quale è facile nascondersi per dire poi che siamo tutti immortali?
Detto tra noi, oggi, l’arte proprio non mi soddisfa, non mi piace, non cattura la mia anima, i miei sogni, la mia fantasia.
Sono arrivata a considerare che ciò che guardiamo, spesso e volentieri, è solo ignobile provocazione o puro e semplice abbordaggio realizzato per soddisfare la committenza o il gusto delle gallerie, ottenendo il plauso dei critici e l’accesso presso le sale espositive più ricercate.
Non riesco a vedere personalità degne di farne parte e se anche qualche prodotto cattura la mia attenzione, poi non riesco a collegarlo con la personalità che l’ha realizzata: sarà solo una scarsa propensione del mio occhio e della mia anima ad attenersi a quello che vede senza andare oltre ogni valutazione?? O pura, semplice e triste realtà?
…forse il motto dovrebbe cambiare: Cosa non farei per il successo!
venerdì, novembre 05, 2004
K e C
due segni per un suono
Il suono è lo stesso ma cambia la sua immagine. Il mio nome ha lo stesso suono ma la sua forma scritta è diversa. Due forme, due aspetti, un racconto. K e C, come Kitsch e Chic. Mi piace giocare con l'ironia e l'esagerazione. Recitare e dare corpo all'immaginario
Mi piace il rigore della linea, del bianco col nero. Sempre e comunque delle storie, dei racconti attraverso brevi ma esaustive visioni. Colorate e composte o rigorose e assolute. Opposte e complementari. K e C sono l'inizio, sono KA, la prima parola .
(Koshka)
Sento le parole di Koshka quasi come mi appartenessero...la mia personalità sembra avere due entità simili e contrastanti o a volte completamente opposte e incompatibili. La bellezza di me credo residui proprio in questo, peccando di scarsa modestia, ma mi sento un pò come le caratteristiche del mio nome: stesso suono a cui potrebbero corrispondere segni diversi...così io: stessa entità, ma con aspetti e sfaccettature sempre diverse e impensate!
martedì, novembre 02, 2004
2000 all’alba…
Guardami
sono un clown
ho il viso ceruleo
ed un bel sorriso
stampato sulla faccia,
un naso grosso
e due grandi occhi nocciola.
Sto sempre qua
a guardare il
tempo che passa
e le luci della città
assente, incosciente...
Ho voglia di solitudine
in mezzo a tutta questa confusione
anche quando le luci
degli autobus mi passano accanto,
accecandomi.
Cammino da sola
sfiorando la gente ma
non sentendola,
chiedendomi come si può
fermare il tempo.
Tutti aspettano il nuovo millennio
io no...
vorrei potermi fermare qua.
Forse, se tutto si fermasse, qualcuno si
accorgerebbe di me che sono
qui al margine aspettando
di scendere.
Forse...forse...
ti troverei
dall'altra parte della strada
tu, che come me,
vuoi scendere al più presto
da questo mondo
crudele, violento
dove la gente si sfiora
ma non si tocca,
dove il pianto e il riso
non esistono più
dove i monosillabi hanno
preso il posto delle parole.
Forse...solo forse...
mentre questo piccolo clown
continua a viaggiare da solo
nel tempo che scorre lento
qui, al margine
aspettando di scendere
forse solo alla fine della corsa.
Il sogno...rimane...
