venerdì, aprile 29, 2005
Vivo
( a tutte quelle pesone che mi vogliono e a cui voglio bene:
per dire loro semplicemente grazie...)

Immagine di Livia Alessandrini, Dafne, cm 85x130, tecnica mista su legno, Roma 1997
Ho volato
ma le mie ali
ora sono spezzate...
...Ho corso tanto
ma ora non
più fiato...
...Annaspo l'aria
che mi circonda...
...Bevo
all'ultima sorgente
dell'anima...
Mi spengo come
l'ultima candela
che si conservi...
...Vivo come un uomo
senza confini
libero dai lacci del destino
senza più incubi nè frivole fantasie...
...Cammino cercando terra
sotto i piedi e mi arrampico
lungo le pendici della ragione
sfondando paure e incubi
di un passato che mi sta stretto...
...Vivo come sole che splende!
lunedì, aprile 25, 2005
‘In ogni modo sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà.
…Per fortuna la poesia non è una merce. Essa è un’entità di cui si sa assai poco…
... Lentamente la poesia si fa visiva perché dipinge immagini , ma è anche musicale: riunisce due arti in una…
... La vera poesia è simile a certi quadri di cui s’ignora il proprietario e che solo qualche iniziato conosce.
... Il poeta ignora e spesso ignorerà sempre il suo vero destinatario.'
(Eugenio Montale, Nel discorso ‘E’ ancora possibile la poesia ?’ pronunciato in occasione dell’assegnazione del Premio Nobel per le lettere all’Accademia di Svezia il 12 dicembre 1975)
lunedì, aprile 04, 2005

Padre mio, mi sono affezionato alla terra
quanto non avrei creduto.
È bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto,
ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile e esecrabile.
Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, perfino i deserti.
È solo una stazione per il figlio Tuo la terra
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.
Il cuore umano è pieno di contraddizioni
ma neppure un istante mi sono allontanato da te.
Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o avessi dimenticato di essere stato.
La vita sulla terra è dolorosa,
ma è anche gioiosa: mi sovvengono
i piccoli dell’uomo, gli alberi e gli animali.
Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?
Il terrestre l’ho fatto troppo mio o l’ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata continua e forte,
tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna.
Padre, non giudicarlo
questo mio parlarti umano quasi delirante,
accoglilo come un desiderio d’amore,
non guardare alla sua insensatezza.
Sono venuto sulla terra per fare la tua volontà
eppure talvolta l’ho discussa.
Sii indulgente con la mia debolezza, te ne prego.
Quando saremo in cielo ricongiunti
sarà stata una prova grande
ed essa non si perde nella memoria dell’eternità.
Ma da questo stato umano d’abiezione
vengo ora a te, comprendimi, nella mia debolezza.
Mi afferrano, mi alzano alla croce piantata sulla collina,
ahi, Padre, mi inchiodano le mani e i piedi.
Qui termina veramente il cammino.
Il debito dell’iniquità è pagato all’iniquità.
Ma tu sai questo mistero. Tu solo.
(M. Luzi)
