Frammenti

lunedì, agosto 29, 2005

Voglia di fumare a rotelle

Per i prossimi due minuti avrò le ruote al posto delle gambe. Uscirò da questo bicamere e cucina a comprare sigarette all'angolo. Ci andrò seduto su queste ruote, spingendole con le braccia. Imbocco la porta d'ingresso: per aprire l'anta che di solito sta chiusa devo togliere il blocco. Ecco. Mi piego fino a terra, mi stiro fino alla leva alta...fatto. Devo ripetere la stessa faticosa operazione per chiudere casa.
Per abitudine prendo le scale. Errore. Per fortuna, dico, per fortuna, nel palazzo c'è l'ascensore. Sono fuori dal portone: due scalini. Scelta: o chiamo il portiere che mi aiuta, o, se il portiere me lo scordo, mi rovescerò a terra a pancia in su come una tartaruga. Il portiere arriva e mette uno scivolo di legno che conserva per le "emergenze" nel suo sgabuzzino. Superata anche questa. Sul marciapiede tutto liscio. Basta schivare qualche merda di cane: se mi si appiccica alle ruote, poi me la ritrovo sul palmo delle mani. Fa schifo? Però è esattamente quello che capita. Il marciapiede finisce. Niente scivolo per scendere. devo spiccare un altro salto, sperando di atterrare seduto e non di fianco. Ecco. E' andata bene: il gradino era basso.
Per attraversare la strada ci metto più di un pedone, quindi devo calcolare i tempi: le ruote e le braccia sono ancora forti, ma non posso tentare scatti alla ben Johnson. Ok, è andata, sono dall'altra parte della strada, il tabaccaio è vicino. Devo solo salire di nuovo sul marciapiede...Ma che diavolo: lo scivolo stavolta c'è, ma sul davanti hanno posteggiata un Mercedes. Nessun segno del proprietario. Che faccio? Quando siete in coda o in seconda fila suonate il clacson. Prendo a pugni lo sportello? Spostate questa porca macchina! Non ci pensate mai che questo è un passaggio da lasciare libero? NON LO SAPEVATE?...Ma a che serve? Mi rassegno.
Io mi rassegno mille volte al giorno. Sudo per cento metri prima di trovare una parentesi aperta fra un cofano e una targa, una parentesi che lasci filtrare il romanzo vivo di un uomo-carrozzella; altri cinquanta metri per uno scivolo libero o un gradino scalabile. Sono sul mio marciapiede: il mio Everest. Slalom, e m'incastro nel parafango di uno scooter parcheggiato, ma finalmente tocco il traguardo: il tabaccaio. E per entrare ci sono...due scalini. Prendo la testa fra le mani e piango. Perchè io non posso fare neanche le cose più semplici. Perchè ci ho messo mezz'ora e non mi comprerò le sigarette per colpa di un fottuto gradino. O di uno stronzo Paese che ragiona con le gambe. Sono rimasto a pensare a quante alternative avevo. Una. Mi tocca smettere di fumare. Perchè non posso smettere di essere un disabile.

tratto da "Jack l'uomo della Folla", Diego Cugia

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mercoledì, agosto 17, 2005

                                                                                              Fasci di luce

                                                                                               Foto: Katya Madio

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"Che cos'è un nome? 

Ciò che chiamiamo rosa,

anche con un altro nome

avrebbe lo stesso profumo".

(William Shakespeare)

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"...dobbiamo dare un nome per chiamarle e possederle, le cose. Dare un nome alle cose che amiamo per paura di perderle. Dar loro un nome per paura di non ricordarle per intero. Dar loro un nome per paura di confonderle con altre. Per paura e basta." 

Decifrare le situazioni. Pianificare il futuro. Costruirci delle aspettative. Questo siamo abituati a fare. Perchè la vita lasciata a briglia sciolta ci spiazza. Ma qualche volta può valere la pena di abbandonarsi al suo corso e assaporarne l'imprevedibilità. Viverla e basta.

tratto da Cammino sull'acqua di Marco Gheno

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