Frammenti

sabato, gennaio 21, 2006

Il ritmo sulla tela

Ho tra le mani un libro, un libro fatto di strane “figure”. Per deformazione professionale ma soprattutto per passione mi capita spesso di avere libri di figure tra le mani. Sfogliandoli piano e attentamente, ne assaporo, con occhi bramosi e pieni di curiosità infantile, le strane immagini che via via si fanno avanti prepotenti, imponendosi imperiose al mio sguardo...

Allora cerco di seguirne con le dita le linee che le racchiudono, i vortici frenetici e convulsivi delle pennellate, ricerco il buio e la luce, il pieno e il vuoto che si affrontano in singolar tenzone come su un grande palcoscenico colorato.

Movimenti ondulatori o pose bloccate nell’istante della visione, testimoniano l’energia vitale dell’esecutore. L’odore pregnante delle tempere e delle vernici pare così violento da perdere il fiato. Il magma delle combinazioni cromatiche mi investe, risucchiandomi in un mondo fantastico fatto di volti, di strane presenze e guizzi di colore.

Tra tutte mi cattura un dipinto.

Stranamente questo quadro mi ha scelto e io ho scelto lui. Il caso non esiste, esiste l’istante. Nell’immobilità della notte, mentre intorno è buio e silenzio, io ho scelto la luce e il dinamismo. Un quadro mitico e semplice, La danza, di Henri Matisse, realizzata nel 1910. L’artista rivelò che per disegnarlo era andato, una domenica mattina al Moulin de la Galette, aveva guardato come danzavano i ballerini, porgendo particolare attenzione alla ‘farandola’ ossia il momento in cui i ballerini, tenendosi per mano, corrono attraverso tutta la sala. Poi era tornato a casa ed aveva composto la sua danza su una superficie di quattro metri canticchiando lo stesso motivo che aveva ascoltato al Moulin de la Galette, in modo che tutta la composizione, tutti i ballerini, si muovessero secondo lo stesso ritmo.

Ed eccoli qui, adesso, proprio davanti ai miei occhi. La loro danza continua perpetua e si ripete, instancabile ogni qualvolta che l’osservatore pone lo sguardo su di loro.

Su un enorme tappeto colorato, caratterizzato da toni di blu (il cielo) e verde (la terra), si stagliano cinque monumentali figure, unite da una danza-girotondo che sta per rompersi tra le due silhouette in basso a sinistra. La loro danza può essere vista come allegoria della vita umana, fatta di un movimento continuo, comune a tutti gli uomini. Tutto avviene sul confine del mondo, in quello spazio precario tra l’essere e il non essere. Il vortice circolare in cui sono trascinati ha sia i caratteri gioiosi della vita in movimento, sia il senso angoscioso della necessità di dovere per forza danzare senza sosta.

Nella gigantesca tela, movimento e spazio, si affrontano avendo come minimo comune denominatore il “tempo”, quel tempo che meglio si presta a dare il senso della vita dell’uomo contemporaneo. Allentando i freni dell’inconscio e della libido, rompendo i legami che stringono il nostro corpo e la nostra mente possiamo cercare di aprire lo spazio della realtà e modificarlo, sperando che talvolta sia meno ossessivo e deludente ma più libero e felice. Ruotando gioiosamente e senza affanni le strane figure mi svelano il movimento perpetuo della vita, in cui la luce non è altro se non l’istante in cui cerchiamo di essere felici.

 

 Henri Matisse, La danza, 1910

Henri Matisse, La danza, 1910

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domenica, gennaio 08, 2006

A volte ci sono paure che ritornano...ricordi che riemergono come isole sommerse....è un attimo: la terra trema, il respiro si ferma per un istante. Ascolti il boato sordo e senti che mai il silenzio è stato così assordante...

La paura

23 novembre 1980...

Fotoreporter Pino e Lino Sorrentini ©

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